Un giorno per ricordare



Oggi si celebra il ventennale della Giornata Mondiale contro l'AIDS, un anniversario per ricordare che l'HIV miete ancora molte vittime nel mondo e che c'è molto da fare per sconfiggere quella che è stata denominata la "malattia del secolo".

Il Governo italiano, nel settembre 2000, ha firmato, insieme ad altri 190 Paesi membri dell’ONU, la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite impegnandosi ad arrestare la diffusione del virus HIV e ad estendere, entro il 2010, a tutti i malati l’accesso a cure e servizi sanitari.

Oggi, a meno di due anni dal termine fissato dall’ONU:

1) In Italia vivono circa 150.000 persone sieropositive e ogni anno si registrano migliaia di nuove infezioni;

2) Il diritto di accesso alla terapia, alla diagnostica, alle sperimentazioni cliniche e all’assistenza socio-sanitaria non è garantito su tutto il territorio ed esistono rilevanti divergenze da Regione a Regione;

3) Le persone sieropositive vengono stigmatizzate e sono quotidianamente vittima di discriminazioni.


Nel 1991, a dieci anni esatti dalle prime notizie sull'Hiv, gli italiani che mettevano al primo posto tra le loro paure la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita erano uno su cinque. Per l'esattezza il 21% della popolazione. A far più paura dell'Aids c'erano solo la droga.

Che gli italiani stiano abbassando insensatamente la guardia lo confermano alcune indagini statistiche, visto e considerato che per il 69% della popolazione l'Aids non fa più notizia e solo il 4,8% ha paura di essere infettato.

Molte terapie sono migliorate ma, tuttavia, presentano ancora effetti collaterali pesanti. È fondamentale la prevenzione. C’è un abbassamento della guardia perché c’è la sensazione che l’Aids sia diventato una malattia guaribile, ma non è per nulla così.

Di AIDS, ancora oggi, si muore.

Il problema, ha ricordato la presidente Nps, Rosaria Iardino, é che oggi l'Aids non fa più notizia sui media, con il risultato di una pericolosa perdita di attenzione da parte dell'opinione pubblica verso una malattia che continua a colpire ogni anno 4000 vittime solo in Italia.

L'Aids non fa più paura, nonostante si sappia che è una malattia che può condurre alla morte, perché non riguarda più "noi", ma gli altri, gli abitanti dei paesi in via di sviluppo in primo luogo e poi gli "altri" di casa nostra, gli omosessuali, i drogati, le prostitute e gli immigrati.

Una conferma del fatto che il "problema riguarda sempre qualcun altro" sta anche nel confronto tra i dati delle risposte al questionario riguardanti le abitudini sessuali. Mentre il 64% degli intervistati ritiene che l'Aids abbia modificato la vita sessuale delle persone, portandole a comportamenti più responsabili, solo il 25% degli italiani ha dichiarato di aver modificato le "proprie" abitudini sessuali.

Il test di screening Hiv, attualmente è eseguito da pochissime persone. Più del 75% dei soggetti che vengono identificati come sieropositivi arrivano al test perché già sintomatici: ciò significa che avevano acquisito l'infezione 10-15 anni prima restandone portatori inconsapevoli. Tale percentuale non solo è elevata ma negli anni è in continuo aumento.

In Italia esiste una forte vulnerabilità di alcuni gruppi: è il caso ad esempio degli stranieri che presentano una maggiore prevalenza della malattia (circa 3 volte più elevata) legata al paese di provenienza.

Fino ad oggi (e sottolineo, fino ad oggi) il servizio sanitario italiano ha offerto terapie gratuite anche agli stranieri irregolari, eppure, proprio per la loro alta mobilità e precarietà, è molto più frequente che siano discontinui nei trattamenti, il che compromette l'efficacia della cura.

Parlando di gruppi vulnerabili, Magoni, consulente medico di Terre des hommes Italia, sottolinea che in Africa le popolazioni rurali hanno più difficoltà a curarsi e tra loro ancor di più le donne, che spesso devono tenere nascosta alla famiglia la loro condizione. Negli ultimi anni in Costa d'Avorio l'ondata xenofoba ha fatto degli stranieri (spesso presenti da generazioni) un gruppo particolarmente vulnerabile.

Meno persone muoiono oggi di Aids e meno persone sono infette da Hiv, ma l’Aids rimane una delle prime dieci cause di morte nel mondo e la numero uno in Africa, come afferma il segretario dell'Onu, Ban Ki-moon.

Bisogna innanzitutto scacciare i luoghi comuni: L’Aids non è una malattia che coinvolge in prevalenza omosessuali, come conferma Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco all’Istituto superiore di sanità e già presidente della Società mondiale Aids.

I dati mondiali sulle infezioni mostrano infatti che, per la maggior parte, la malattia si sta diffondendo attraverso rapporti eterosessuali. Gli omosessuali sono colpiti come tutti gli altri e non costituiscono più la maggioranza.

Molti degli ultimi casi riguardano persone, spesso di mezza età, che non sapevano di essere infette. Non pensavano di aver avuto comportamenti a rischio e scoprono l’infezione quando “scoppia” l’Aids. Si infettano di più persone di una certa età per rapporti sessuali non protetti; e le donne più degli uomini. Eppure l’uso profilattico non è aumentato in modo significativo.

Nel Maymnmar, sono circa 25mila le persone che rischiano di morire di Aids l'anno prossimo, a causa della carenza di farmaci anti-retrovirali e dello stato di abbandono del sistema sanitario.

In Cina, fortunatamente, è stato infranto il tabù della prevenzione con la ferrea volontà di spingere il popolo a vincere la vergogna e a sottoporsi ai test dell'hiv.

Cosa fa l'Italia per sensibilizzare l'opinione pubblica?

Il Ministero della Salute promuove una campagna informativa, lanciando una canzone intitolata «Quando sei lì per lì» , degli Assalti Frontali, che invita a mettere in musica le parole chiave della lotta all’Aids. Dunque, si parla soprattutto di preservativo. Perché, li per lì, serve prevenire... Sempre...

Come ho già ribadito lo scorso anno, usare il preservativo significa tutelare la vita, quella vita così tanto difesa dalla stessa Chiesa, in ogni “stato e grado” dell’esistenza...
Purtroppo, al giorno d'oggi, bisogna guardare la realtà dei fatti e la castità è si il rimedio migliore..ma non ci sono santi in questa terra... Siamo tutti fatti di carne, e abbiamo le nostre debolezze... ma a quanto pare, un "peccatore", stando a certe dichiarazioni, sarebbe una sorta di condannato alla morte.

A questi link troverete le iniziative che si terranno a Catania nei prossimi giorni.

Vi lascio tre video abbastanza d'impatto (in particolare il secondo è il più toccante, mentre l'ultimo il più spensierato) che fanno pensare che "prevenire è sempre meglio che curare"...

Come la LILA giustamente denuncia, pochi e sporadici spot non servono per fermare il contagio e per rendere consapevole la popolazione che a rischio sono i comportamenti e non le categorie di persone.

Vogliamo
campagne di comunicazione che coprano l’intero territorio nazionale e utilizzino canali, strumenti e mezzi di comunicazione differenziati per raggiungere la popolazione generale e, in maniera più specifica, i gruppi maggiormente esposti al rischio di infezione: donne, migranti e giovani. Poche informazioni, semplici e precise su: modalità di trasmissione del virus, promozione dell’uso del profilattico come unico mezzo per fermare il contagio, importanza dell’accesso precoce al test in forma anonima e gratuita.


IL GOVERNO ITALIANO RISPETTI GLI IMPEGNI ASSUNTI NEL GIUGNO 2001:

FERMIAMO LA DIFFUSIONE DEL VIRUS.


GARANTIAMO L’ACCESSO ALLE CURE E AI SERVIZI SANITARI.













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2 commenti:

Tamcra

1 dicembre 2008 3.01

ho visto i tre video, e sono tutti molto interessanti, però a mio giudizio mancano di qualcosa...A mio gidizio il primo pone l'accento sulla mancanza di responsabilità soltanto del partner maschio nel rapporto eterosessuale (Infatti punta la pistola alla donna dopo il rapporto); il terzo sotto l'apparenza tenera fa passare il concetto che il gay è quello che schifa le donne - vedi scena sulla spiaggia - , ha una vita sessuale promiscua e può comportarsi da essere umano solo se è in serio pericolo di vita, e s'innamora del bel dottore. Mi sembra che il secondo video sia quello che centri meglio il bersaglio, o almeno è il meno ambiguo dei tre. Come la pensate?

duhangst

1 dicembre 2008 9.44

Il problema è più grave del previsto ed è stato molto sottavalutato negli ultimi anni.

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